Un sistema basato sugli algoritmi può premiare l’empatia e la qualità?

Ci hanno sempre ripetuto di porre l’accento su qualità e relazioni sui Social. Ma come è possibile che questo atteggiamento venga premiato se è un algoritmo a scegliere se mostrare o non mostrare i contenuti in base ad una “presunta qualità”? Come fa a capire se una foto è bella? O se un testo è scritto bene? Infatti non lo capisce da solo. Lo determina in base al gradimento del pubblico. Semplificando molto, l’algoritmo che regola Facebook e Instagram funziona così: se nei primi minuti (più o meno fino a 30 minuti) il nostro post riceve molti like, commenti, ma anche condivisioni o salvataggi, allora verrà messo in risalto e mostrato a più persone, ipotizzando che sia un contenuto di valore. Perché questo? Perché il fine ultimo delle piattaforme social è quello di far restare il più possibile le persone sulla piattaforma, quindi per questo privilegia contenuti ritenuti interessanti dalla maggior parte di persone.

Stessa cosa succede se siamo noi a mettere like o commenti ad una foto altrui: l’algoritmo ci mostrerà quel profilo molto più facilmente di altri con cui non abbiamo nessuna interazione.

Questo significa principalmente due cose:

– abbiamo molte meno chances di scoprire profili nuovi e di far scoprire il nostro, se non a pagamento (la famosa bolla digitale);

– abbiamo però la grande opportunità di stringere legami molto solidi con la nostra micro-nicchia, che diventerà sempre più coesa e che impareremo a chiamare community.

Un tempo era così? No, quando Instagram ha esordito, l’algoritmo lavorava su un Reverse Chronological Order, ovvero mostrava per primi gli ultimi contenuti postati dai nostri contatti, indipendentemente dalla qualità. Poi è successo che i contenuti si sono moltiplicati a vista d’occhio e questo sistema non andava più bene: il rischio era quello di vedere per prime le foto di un nostro parente che seguivamo solo per dovere e trovarle orribili, quindi uscire dalla piattaforma. Al vertice di Instagram la decisione di cambiare l’algoritmo è stata presa semplicemente perché il “bambino” era cresciuto parecchio e molto velocemente.

Quindi, se i commenti e le interazioni sono così importanti, torniamo al discorso dell’empatia. Ecco come le due cose sono legate!

Se vogliamo un commento, dobbiamo essere noi i primi a lasciarlo a qualcun altro. Se vogliamo instaurare una relazione proficua, facciamo noi il primo passo. Se vogliamo andare oltre il muro della diffidenza e dell’estetica fine a se stessa, cominciamo ad aprirci un po’ di più. Invece di chiedere attenzione e basta, chiediamoci cosa stiamo facendo noi per gli altri.
È tanto banale quanto difficile da mettere in pratica il “trucco” per crescere sui social. Mettersi al servizio degli altri.